La nostra classe ha raccolto informazioni sul quartiere di Sant’Agnese, ovvero quello in cui si trova la nostra scuola, il liceo Gioia.
Il quartiere di Sant’Agnese è ricco di edifici, monumenti e luoghi che ci riportano al suo passato ed è uno dei più antichi di Piacenza. È sorto sull’antico porto della città e forniva l’accesso diretto al fiume Po. Visitando il quartiere, si nota che ci sono molti collegamenti con le origini di Piacenza, che risalgono agli antichi Romani.
Il nostro lavoro si concentra sui cambiamenti nel tempo del quartiere, della popolazione e delle attività lavorative con l’obiettivo di mettere in luce tutti gli aspetti e le caratteristiche del quartiere che ora non ci sono più o che stanno cambiando.
Inizialmente abbiamo raccolto informazioni sul quartiere, intervistando i residenti e prendendo spunto da alcuni libri nella biblioteca Passerini Landi.
Dopo aver raccolto tutto il materiale, ordinato in cartelle, su OneDrive, abbiamo fatto ulteriori ricerche e scattato alcune foto.
Ultima tappa, costruzione ed organizzazione del blog.
Questo progetto ci è piaciuto molto perché, secondo noi, parlare direttamente con le persone che hanno vissuto qui è stato più utile ed interessante che studiare sui libri o su internet.
Inoltre creare un blog è un’attività diversa dal solito e, crearlo tutti insieme, è stata un’esperienza utile dal punto di vista dell’ apprendimento, ma anche per migliorare i rapporti fra di noi.
Importanti edifici storici in questo quartiere sono le chiese:
Santa Maria in Gariverto: si trova nell’angolo tra via Genocchi e via Gregorio X,la chiesa attuale è settecentesca, ma le sue origini sono antecedenti al Mille. La chiesa venne fondata da Gariverto, figlio di Garibaldo da Gossolengo nel 927. L’edificio prende quindi il nome dal proprio fondatore. Ora l’aspetto dell’edificio è di impronta settecentesca
San Cristoforo o oratorio della morte: situata in via Gregorio, nel centro storico di Piacenza. E’ stata denominata oratorio della morte grazie alla Confraternita della Morte, che aiutava le famiglie nei riti funebri. La Confraternita decise nel 1686 di costruire un nuovo tempio e intitolarlo a S. Cristoforo, antico protettore della Congregazione. Successivamente fu distrutta. Il piccolo edificio è, opera dell’architetto Valmagini, l’edificio ormai chiuso al culto viene utilizzato come auditorium, al suo interno preziosi affreschi della scuola dei Bibbiena.
Chiesa delle benedettine: in via benedettine. La chiesa e il convento delle Benedettine furono edificati per volere del duca Ranuccio II. La Chiesa ed il Convento delle Benedettine (sec. XVII) sono stati utilizzati come magazzini e parte del convento, negli anni cinquanta, é stata trasformata in case popolari. La chiesa é stata successivamente lasciata in stato di abbandono. Rispecchia il gusto barocco dell’epoca, ma conserva comunque una struttura elegante. Secondo un recente studio il complesso conventuale originario appartenente al demanio militare, che da anni attende restauro e recupero funzionale, era costituito da una “chiesa pubblica”, una “chiesa delle monache” ed una serie di fabbricati. Attualmente è chiusa al culto
Sacro cuore: è un tempio antichissimo che risale alla metà del Cinquecento. E’ stato più volte trasformato, sconsacrato dalla legge, restaurato dai religiosi della Compagnia di Gesù e consacrato dal vescovo di Piacenza. Nell’ Ottocento la chiesa venne adibita a teatro “ai giochi profani” della lapide. Sempre nell’ Ottocento fu anche adibita a magazzino finchè passò ai religiosi della Compagnia Di Gesù. Nel 1895 venne consacrata col titolo di Sacro Cuore.
San Lorenzo: in via San Lorenzo nel cuore del centro storico piacentino, è in stile gotico e risalente al XIV secolo, diventerà un importante auditorium da 500 posti, ma anche uno spazio polifunzionale dedicato ad arte, musica e sfilate. Torna così a vivere quella che era una chiesa, in stile gotico con le tipiche volte a crociera, costruita nel 1333 e chiusa nel 1808 dopo la soppressione degli ordini religiosi da parte di Napoleone. Faceva parte di un convento dei padri eremitani di Sant’Agostino.
Sant’Eustachio: La chiesa di Sant’Eustachio sorge in località Vaccarezza, isolata, preceduta da un ampio sagrato concluso, con orientamento Est-Ovest. Il sagrato è chiuso a Sud dall’edificio della Canonica. La facciata, in conci di pietra a vista, è a capanna, mono cuspidata, rinserrata agli angoli da robusti contrafforti quadrati. Al centro, nella parte inferiore si pare l’unico portale, a luce rettangolare, con stipiti in pietra, coronato da frontone triangolare.
Palazzo Farnese
Palazzo Farnese è uno dei più importanti monumenti della città di Piacenza. Posto in piazza Cittadella, ospita i Musei Civici della città nonché l’Archivio di Stato. Gli spazi in uso nel Palazzo Farnese sono attualmente insufficienti e, per altro, si auspica che tutto il complesso farnesiano possa essere destinato nella sua totalità agli usi museali, prevedendo di esporre al pubblico tutti i materiali giacenti nei depositi. Tale operazione risulta impossibile in quanto l’attuale sede dell’Archivio di Stato non é in grado di accogliere nuovo materiale. Il complesso architettonico delle Benedettine con edifici demaniali adiacenti, in parte ancora in uso al Ministero della Difesa, offrirebbe gli spazi adatti per una organizzazione funzionale dell’Archivio di Stato.
Uffici giudiziari e carceri
L’antico Palazzo Madama, fatto costruire nel 1658 da Madama Margherita De’ Medici, intorno al 1866, fu trasformato in carcere. Ha gli altissimi valori storici, architettonici e artistici degli edifici dismessi come al Palazzo Madama, anche le chiese di San Lorenzo, raro esempio di architettura gotica, e San Eustacchio, oltre alla palazzina ottocentesca di ingresso all’ex carcere, alla chiesa a pianta centrale delle Benedettine del XVII secolo, e a Palazzo Landi (ora sede del Tribunale), che viene giudicato il massimo esempio di edilizia signorile piacentina del primo rinascimento.
Nell’area demaniale sorgono inoltre alcuni edifici di inizio secolo costruiti dall’esercito come magazzini. Vi è anche un mulino di buona architettura razionalista degli anni ’30 con locali annessi ad uso di panificio militare, oggi in abbandono. E’ stato richiesto un urgente intervento di recupero che già da diversi anni é iniziato da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell’Emilia per la salvaguardia degli edifici più prestigiosi, quale il complesso delle Benedettine, S. Lorenzo e Palazzo Landi. La costruzione del nuovo carcere in area periferica della città fornisce la grande possibilità di riscatto dell’area, permettendo l’acquisizione del Palazzo Madama.
Palazzo Landi
Situato in via del consiglio, palazzo Landi è il più affascinante esempio piacentino di residenza signorile del rinascimento. Sorge sulle fondamenta di un antico palazzo medievale. L’ attuale edificio fu fatto edificare da Manfredo Landi. Divenne sede di giustizia dopo che Ottavio Farnese requisì il complesso per vendicare la congiura contro il padre. Oggi il palazzo comprende il Tribunale, la Corte d’Assise e la Prefettura é stata installata la sede del Tribunale e degli Uffici Giudiziari.
27 ottobre 1907: il Po in piena inonda il quartiere sant’Agnese e gli altri rioni bassi della città.
“Il 27 ottobre 1907 era domenica e della giornata festiva approfittano i piacentini per accorrere in folla a vedere il Po in piena. Lo spettacolo è imponente. Lo specchio del fiume lo si vede appena oltrepassata Porta Fodesta. E per una conseguenza ottica lo spettacolo è di un’ampiezza smisurata”. Così inizia una cronaca dell’epoca della disastrosa alluvione del Po a Piacenza nel 1907.
Le acque del fiume avevano già raggiunto la sera del 26, l’altezza di m. 7,43. Durante la giornata domenicale la crescita delle acque era continuata con regolarità preoccupante. Per tutta la giornata, centinaia di badilanti e soldati avevano lavorato febbrilmente al rinforzo degli argini. Ma, a sera, la diga di ferro crollò e gli uomini che lavoravano a rinforzarla, fecero appena in tempo a fuggire. Le acque invasero la Trattoria dei Pescatori. I presenti si salvarono a malapena. Quasi contemporaneamente si ruppe anche l’argine verso via Borghetto, chiamato Borgognona. L’invasione delle acque si estese e raggiunse la zona interna di Porta Fodesta.
Alle 23 Porta Fodesta era allagata completamente. Le acque incominciarono ad entrare in città. Al momento dello straripamento, il livello dell’acqua sfiorava sull’idrometro i m. 8,70.
Porta Fodesta allagata dalla piena del 1907
L’allagamento in città si presentò subito grave e aumentò anche in varie zone dell’entromura fino a raggiungere la “Montà di ratt”. Strada Fodesta venne tutta allagata e la gente si rifugiò ai piani superiori delle case. L’acqua invase l’Officina del Gas (tra gli attuali viale Risorgimento e via X Giugno) e spense i forni (venne così scongiurata un’esplosione). Di conseguenza, la città restò senza gas per una ventina di giorni.
La piena cominciò a defluire solo alla sera del mercoledì seguente, avendo mietuto tre vittime, una recluta militare precipitata nei gorghi mentre dall’argine osservava lo spettacolo terrificante della piena e due anziani coniugi che non avevano voluto abbandonare la loro cascina alle Mose, e lasciando sullo sfondo lo scenario di campagne desolate e la visione squallida di case incrostate di fanghiglia giallastra.
Inaugurazione della linea tranviaria Piacenza-San Rocco avvenuta nel 1908
Il tram percorre la tratta da Piazza Cavalli lungo viale Risorgimento e poi il ponte sul Po fino a San Rocco
Bombardata la canonica di Santa Maria in Gariverta, nel rione Sant’Agnese, durante la Seconda Guerra Mondiale
Durante la Seconda guerra mondiale, una bomba lasciata cadere da “Pippo” (così venivano chiamati gli aerei solitari inglesi che, sul finire della guerra, ogni notte attaccavano obiettivi casuali per seminare il terrore), devastò la canonica della chiesa di Santa Maria in Gariverta, nel popolare quartiere di Sant’Agnese, spazzando via le casupole che l’attorniavano. Mons. Riccardo Scala, popolare parroco della parrocchia, scampò per miracolo allo sfracello ma rimase con i soli abiti che aveva indosso. Subito partì una gara di solidarietà tra la gente umile del rione, portandogli chi un indumento, chi qualche fazzoletto, chi un paio di lenzuola, qualche coperta e suppellettile.
1 agosto 2006: salta la storica festa del quartiere Sant’Agnese.
La tradizionale manifestazione di settembre è stata annullata per la mancanza dei finanziamenti e dei volontari, gli organizzatori si appellano a istituzioni e cittadini.
immagine durante la festa del quartiere pubblicata nel 2018, risalente ai primi dell’800
Intervista a Marina di Guardo al liceo Gioia
Nella mattinata del 20 febbraio 2019 al liceo “Gioia”, Marina di Guardo ha rilasciato un’intervista in cui diceva di voler incontrare gli alunni della sua vecchia scuola. La scrittrice ha vissuto solo per gli ultimi tre anni dei suoi studi. Durante la mattinata ha dato consigli agli studenti riguardo l’uso dei social network, dice infatti: “Esorto a non prendere troppo a cuor leggero cose che si scrivono oggi e di cui un domani ci si possa pentire, o di esporsi in maniera eccessiva”.
La protesta delle biciclette
Il Comune di Piacenza ha ascoltato l’appello dei ragazzi del liceo Gioia e ha posizionato alcuni “panettoni” per evitare il parcheggio delle auto davanti all’ingresso della scuola. Molti studenti, infatti, avevano lamentato il fatto che all’entrata e all’uscita delle lezioni si fermassero code di auto di genitori che aspettavano i figli, creando caos e inquinamento. Alcune classi avevano così creato una “protesta di biciclette”, messe lungo il perimetro del marciapiede a protezione dell’istituto. (15 marzo 2019).
Accoltellato in mezzo alla strada, grave un uomo
Un uomo, pare nordafricano, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale dal 118 dopo essere stato accoltellato in mezzo alla strada. Il grave episodio è avvenuto poco prima delle 20 di sabato 23 marzo 2019 fra via Genocchi e via Dieci Giugno dove sono accorsi il 118 e la polizia. Un giovane che abita a pochi metri ha sentito gridare aiuto e ha allertato i soccorsi, così come gli automobilisti che stavano percorrendo la via e si sono trovati davanti l’uomo che gridava disperatamente. Sul posto l’automedica del 118 e l’ambulanza della Croce bianca. L’aggressore, non ancora identificato, è fuggito facendo perdere le tracce. L’arma non è stata trovata. I poliziotti, sul posto anche gli agenti della Squadra Mobile, hanno anche perquisito uno stabile abbandonato a pochi metri dal luogo dell’aggressione, in via Bettolino: pare che ci fossero alcune tracce di sangue, forse lì si è consumata l’aggressione. (ILPiacenza 23 Marzo 2019)
A Palazzo Farnese la celebrazione per il 167esimo anniversario della Polizia di Stato
«Esserci Sempre! Il nostro slogan esprime pienamente la nostra missione, i nostri ideali, la nostra fedeltà allo Stato; il motto vuol diresoprattutto “siamo al servizio di chi ha bisogno. In tale ottica sono continuamente impegnato, con i miei più stretti collaboratori, a ribadire che non dobbiamo mai dimenticare umanità, equilibrio e rispetto delle necessità altrui». Comincia così il discorso che il questore Pietro Ostuni ha tenuto durante la celebrazione del 167esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato. Quest’anno la cerimonia si è svolta nel cortile di Palazzo Farnese, simbolo della cultura di Piacenza. Presenti tutte le autorità e tanti studenti.Sono stati infine premiati i poliziotti che si sono distinti in servizio”. IL PIACENZA – 10 Aprile 2019
GIRO D’ITALIA 2019
Al via il Giro d’Italia 2019, un’edizione che vedrà l’Emilia-Romagna protagonista come mai prima. Con Bologna, città della grande partenza l’11 maggio, e Riccione, Ravenna, Modena, Carpi, tutte località di arrivo o partenza di una tappa, passando per la Repubblica di San Marino.
Già 25 anni fa, nel 1994, la Corsa Rosa era partita dal capoluogo felsineo, ma è la prima volta che una porzione così estesa del territorio lungo la via Emilia sarà attraversata dai campioni in gara. Oltre alle città tappa, molte altre, insieme a Comuni e paesi, saranno toccate dalla carovana del Giro, come Sasso e Pontecchio Marconi, Vado, Rioveggio, Russi, Bagnacavallo, Lugo, Sesto Imolese, Budrio, San Giovanni in Persiceto, Crevalcore, Camposanto, Bomporto; e poi, ancora, Correggio, Reggio Emilia, Parma, Fidenza, Fiorenzuola d’Arda, Piacenza, Castel San Giovanni.”
Il giorno 22 maggio, il Giro attraverserà anche la nostra provincia. Nel capoluogo, le scuole resteranno chiuse perché la viabilità sarà a lungo bloccata. Anche il quartiere di Sant’Agnese sarà attraversato dalla corsa rosa.
LE FONTI:
G. Pantaleoni – G. Romagnoli, Piacenza Popolaresca delle vecchie borgate, Ed. Humanitas – Piacenza 1981
G. Pantaleoni – G. Romagnoli, Piacenza Popolaresca (parte seconda), Ed. Humanitas – Piacenza 1982
Il quartiere di sant’Agnese fu chiamato così, per due principali ragioni:
il nome deriva dall’oratorio di Sant’Agnese, un edificio storico ormai abbattuto.
il nome deriva della patrona dei barcaioli, essendo questa un tempo la zona in cui i canali costruiti dai pescatori confluivano nel fiume Po.
Sul canale Fodesta (probabilmente dal latino “Fons Augusta”), dotato di un porto anticamente di pertinenza del monastero di S. Giulia a Brescia, si apriva la Porta di Fodesta demolita nel 1907.
immagine della struttura dell’antico quartiere di Sant’Agnese, con la famosa Porta Fodesta
In questo quartiere la maggior parte della popolazione era povera.
Il lavoro del pescatore era tra i più frequenti grazie alla vicinanza al Po ed era talmente importante che la protettrice del quartiere è Sant’Agnese, patrona dei pescatori.
Il quartiere di sant’Agnese era la vecchia zona industrializzata ed era presente un impianto del gas, diventato importante perché dava lavoro a molta gente del quartiere.
Anni fa c’erano molti più negozi tipici piacentini, ma nell’ultimo periodo si sono spostate tante persone, di conseguenza non ci sono più negozi tipici e, con l’arrivo di nuove etnie, sono cambiati gli odori.
BOTTEGHE e LAVORI
Uno dei lavori più comuni e pesanti per gli uomini era quello del sabbiaiolo. Una delle prime difficoltà era riempire le “magane” ( barche adibite al carico ) di sabbia e ghiaia, estratti dall’isolotto Maggi nel bel mezzo del Po.
I giovani trascorrevano sul fiume 10 ore giornaliere e, se c’era una grande richiesta di sabbia, lavoravano anche nei giorni festivi.
I barcaioli lavoravano sul territorio lungo il Po. Erano uomini che si univano in piccoli gruppi per trasportare ghiaia, sabbia o altro materiale. A piedi, lavorando talvolta di notte o più spesso alle prime luci dell’alba, trascinavano una pesante barca su cui stava alla guida uno di loro per giungere al luogo stabilito. Percorrevano poi, trainando l’imbarcazione, un sentiero detto alzaia, collocato sugli argini del Po.
Vicolo Buffalari prende invece il suo nome dal fatto che era il luogo in cui un tempo alloggiavano i bufali che per la loro forza e resistenza venivano usati per trascinare le barche.
C’era anche un filatoio per la seta. Il lavoro nella filanda era svolto principalmente da giovani donne e bambine; era faticoso e pesante, i turni potevano durare da 12 a 16 ore al giorno con durissimi controlli sulla quantità e qualità del prodotto lavorato.
Il lavoro del carrettiere era molto faticoso; già di prima mattina si udivano i rumori dei carri, trainati da cavalli che andavano a caricare la ghiaia al fiume. I carrettieri erano conosciuti per il loro modo di vestire: bombetta scura, camicia scozzese e una fascia di lana verde o rossa stretta ai fianchi. Anche i cavalli avevano nastri, campanelli e sonagli.
Numerosissime lavandaie si trovavano nel rione; lavavano i panni con qualsiasi temperatura, condizione meteorologica e inginocchiate sull’erba. Spesso per sterilizzare il bucato era necessario far bollire l’acqua in grossi pentoloni di rame. Dopo aver finito di lavare, i panni venivano stesi sull’erba e fatti asciugare. Questo mestiere era duro e faticoso ed ora, con l’arrivo delle lavatrici, le lavandaie sono scomparse.
Le fotografie sono tratte dai seguenti volumi:
A.CASALI, “SABBIAIOLO, ALLA RICERCA DEI MESTIERI DI UN TEMPO”, I.P.S.C.T. “ALESSANDRO CASALI” PIACENZA, 2010-2011[Ritorno a capo del testo]A.CASALI,”BARCAIOLO, ALLA RICERCA DEI MESTIERI DI UN TEMPO”, I.P.S.C.T. “ALESSANDRO CASALI” PIACENZA, 2010-2011
G.PANTALEONI-G.ROMAGNOLI,”CARRETTIERI, PIACENZA POPOLARESCA DELLE VECCHIE BORGATE”, EDITRICE HUMANITAS, 1981
G.PANTALEONI-G.ROMAGNOLI,”LAVANDAIE, PIACENZA POPOLARESCA DELLE VECCHIE BORGATE”, EDITRICE HUMANITAS, 1981
Una leggenda narra dell’esistenza di due donne, famose ai giorni nostri solo per gli anziani, conosciute come “Stalèra” e la “Savarèina”.
La Stalèra
La Stalèra era una donna abbastanza robusta e con una elevata forza, grazie al fatto che era cresciuta allevando e sistemando cavalli nella stalla della sua famiglia.
Dalle sue scarse doti da cuoca, nacque il famoso detto, in dialetto piacentino, “Te fatt ‘l mnestra a la Stalèra”.
La Savarèina
La Saverèina era, invece, una donna che era paragonata dagli abitanti a una strega, a causa delle sigarette, delle sue malsane condizioni di vita, dell’alcool, del brutto aspetto e perché veniva picchiata dal marito ubriaco.
La zona di via Montagnola era considerato quasi come unghetto, posizionatosotto un rigido matriarcato.
In questo matriarcato vi erano diverse donne importanti come la “Baulera” (moglie di un importante produttore di bauli), la Delòn, che era una donna conosciuta per la vendita del vino, la Pìrléina famosa perchè titolare di una mini-rivendita di pane e pasta, La Tanìn anziana “botonera”, la Giona e ‘l cicchett (aggettivo di importazione meneghina che sta per cicchetto di allusione bacchica)
Famoso nel nostro quartiere era Guitto, chiamato da tutti “Cicòn”, un uomo che, pur avendo la possibilità di condurre una vita in ottime condizioni economiche, aveva preferito continuare la sua esistenza in condizioni di vita povere, dedicandosi a piccoli lavoretti.
La Sua “abitazione” per la notte era un carretto depositato dentro un ampio portico di via Giordano Bruno.
Di carattere fiero ed estroverso, non tollerava nessun rimprovero, né imposizione.
Una
sera, ricordavano gli anziani, mentre era all’osteria, considerata
l’ora tarda, la locandiera lo invitò a rientrare a casa con lei e
dormire almeno fuori dalla porta, al coperto. Di fronte a questa
“imposizione” Cicòn
rifiutò adattandosi a rifugiarsi contro il portone della chiesa delle
Benedettine, nonostante fosse in atto una fissa nevicata. Al mattino,
credendolo congelato così avvolto nel tabarro coperto di neve, alcuni
passanti lo fissarono preoccupati.
Cicòn risvegliatosi, li tranquillizzò, sorprendendosi per le loro preoccupazioni e si avviò rapidamente all’osteria per riscaldarsi con un litro di vino.
Di solito l’inverno lo trascorreva nel vicino carcere dove andava a scontare la pena per qualche furtarello
Vi erano però altri personaggi estrosi nella via: Gerra, venditore ambulante di giornali; la Maria che continuò per anni a cucinare per il marito già morto da tempo, credendolo in prigione.
Ogni giorno si presentava con la sua “sbobba” davanti
al portone del carcere per consegnarla al marito ed i secondini,
impietositi anche dalle condizioni mentali della donna, si prestavano al
gioco, ritiravano la ministra che poi buttavano nei rifiuti.
Anche
allora la famosa Ca’ Tondi presentava sicuramente una realtà ben
diversa dall’attuale: dentro non vi erano rinchiusi pericolosi soggetti.
Erano per lo più ladri di polli, vagabondi che vivevano di piccoli
furtarelli, persone tanto indigenti che commettevano lievi reati per poter trascorrervi l’inverno.