IL MERCATO RIONALE DI PIAZZA CASALI (piazza Cittadella)

Rappresenta un pezzo di storia della città e conserva un ruolo importante  per la tradizione commerciale del centro storico. Inaugurato nel 1959, è stato ubicato nel settore nord del centro storico di Piacenza, adiacente a Piazza Cittadella ed al Palazzo Farnese. E’ costituito da 31 posteggi complessivi, dedicati per la maggior parte alla vendita di generi alimentari, oltre a due aree di servizio e nove magazzini. 

Ci sono elementi di arredo e macchinari che risalgono alla sua apertura. Gli accessi principali si trovano lungo I lati nord e sud. Il percorso interno ha la forma di un anello, sul quale si affiancano I posteggi di vendita. Sui lati est e ovest, altri spazi sono disposti su un percorso accessibile dall’esterno. 

Attraverso le mappe storiche si riesce a capire che la zona, oggi corrispondente a Piazza Casali, un tempo era effettivamente occupata da una serie di fabbricati di servizio adibiti a stalle, scuderie e macelli pubblici. 

Attualmente piuttosto degradato, il complesso ha bisogno di restauri,il comune non vuole far spostare il Mercato ma solo ripensarlo.  

Il nuovo volume del mercato ripropone l’allineamento delle scuderie e ridisegna la Piazza, liberando lo spazio antistante la Chiesa del Carmine. 

Le associazioni sostengono che togliere il mercato da piazza Casali e riservare piazza Cavalli solo per i grandi eventi 

COMMERCIO NEL CENTRO STORICO 

“Pieno accordo con le indicazioni dell’Assessore in tema del rispetto rigoroso di norme, delibere e ordinanze; in modo orizzontale e paritetico: dai controllori ai controllati, dai deleganti ai delegati attuando l’applicazione delle decisioni assessorili senza arroccamenti su posizioni pilatesche o di scarica barile.  La riqualificazione del centro storico non può essere una corsa a ostacoli e una precarietà continua. Occorre una logica politica e amministrativa di passi piccoli ma continui”.  Articolo giornale Libertà anno 2017 

Secondo alcune interviste fatte da noi alunni, è sorto il problema delle modifiche al mercato, che vorrebbe fare il comune per migliorarlo; invece I negozianti preferirebbero lasciarlo così, poichè secondo loro, esso ha tutta una sua storia, che si perderebbe se venisse trasformato in un supermercato. Per quanto riguarda il lavoro, invece, se ne trova abbastanza e il legame che si crea tra i lavoratori è essenziale per rendere il luogo più piacevole per tutte le persone che lo frequentano, perchè il mercato rionale è diventato, non solo un punto vendita, ma anche un punto di ritrovo per amici. 

RAPPORTO TRA IL QUARTIERE E IL PO

La popolazione del quartiere di Sant’Agnese era strettamente legata al Po e a molti suoi aspetti.  

Anche i mestieri locali dipendevano dal fiume; infatti la maggior parte delle persone che abitavano in questo quartiere erano pescatori, sabbiaioli e barcaioli; non a caso, infatti Sant’Agnese è la Santa protettrice dei pescatori.  

I BARCAIOLI

  Un barcaiolo sul Po agli inizi del 1900 

I barcaioli abitavano vicino al Po e la loro vita dipendeva strettamente da esso. Partivano con alcune barche che venivano poi riempite di ghiaia, raccolta tramite  pale forate con cui veniva raschiato il fondo del fiume in modo da conservare solo i sassi e rimuovere l’acqua. Una volta portata la ghiaia sulla barca, veniva poi trasportata a riva, accumulata e poi sfruttata per asfaltare le strade.  

Oggi il mestiere degli antichi barcaioli è stato sostituito dalle ruspe.  

I SABBIAIOLI

Il sabbiaiolo era un mestiere molto pesante, perché gli uomini dovevano lavorare per tutto il giorno, dall’alba alla sera, riempiendo le “magane” (barche da carico) di sabbia e ghiaia, i materiali che erano trasportati dall’Isolotto Maggi. 

I PESCATORI

Il lavoro del pescatore era uno dei più svolti tra le persone che abitavano questo quartiere.  

La pesca veniva praticata tramite grandi reti, le quali venivano lanciate da barche oppure lanciate da riva dai pescatori; in seguito riportate a mano. 

Il pesce pescato veniva poi venduto al mercato ed era così che i pescatori si guadagnavano da vivere. 

GLI ALLAGAMENTI

Questo quartiere, durante i secoli, a causa del Po e delle sue piene, è stato allagato diverse volte.  

Un esempio è la piena del 23 Ottobre 1907, a causa della quale tutto il quartiere e quelli circostanti, compresa Porta Fodesta, furono allagati e le piccole barche della società dei canottieri furono ormeggiate sulla cima degli alberi di Porta Borghetto. 

Drammatici salvataggi vennero operati dai militi della Croce Bianca, da guardie, pompieri, cittadini volonterosi, dai soci delle società dei canottieri.  

Molte osterie e le cantine della zona vennero allagate, sommergendo botti e tini con il mosto in fermentazione.  Per le strade giravano con le barche ed anche tutta la zona dell’Arsenale era allagata, ma nei capannoni, ben serrati e difesi con sacchi di sabbia messi in fretta e furia dagli operai, si era impedito che l’acqua entrasse , rovinando attrezzi e locali. Danni peggiori si erano evitati chiudendo, come in molte abitazioni, porte e portoni e mettendo dei sacchi di sabbia, quella stessa che il Po regalava a chi ne aveva bisogno da secoli per costruire case e fabbricare mattoni. 

PER LE VIE DEL QUARTIERE: I TOPONIMI

Via Baciocchi 

E’ stata dedicata a Mario Bacciocchi, famoso architetto e progettista piacentino, che durante tutto il corso della sua vita ha avuto legami con Piacenza, ad esempio fondò la “Famiglia piasenteina” di Milano. 


Via X Giugno

Prende il nome dal 10 giugno 1859, giorno in cui gli austriaci uscirono da Piacenza, passando per Porta Fodesta e Porta Borghetto. 

Via Genocchi 

È dedicata al matematico Angelo Genocchi, che nel 1817 nacque in una casa di questa strada e gli addetti alla toponomastica non ebbero dubbi. 

Vicolo Delle Fornaci 

È la strada che collega via Genocchi e via Sant’Ambrogio, e col proprio nome ricorda l’esistenza di una fornace in questa zona. 

Via della Montagnola

Questa strada ha un nome molto antico, che deriva dall’andamento del piano di strada in salita.

Cantone Della Filanda 

E’ chiamata così per la presenza di un filatoio, il Grande Filatoio, che produceva la seta. Esso rimase attivo fino alla metà dell’800. 

Via Melchiorre Gioia 

Melchiorre Gioia fu uno dei più brillanti economisti dei primi decenni del secolo scorso. Nacque in questa via il 19 settembre 1767. 

Via della Ferma 

Il toponimo di questa via nacque all’inizio dell’ottocento e fu chiamata così perché in essa era presente l’ufficio dei Fermieri o Dogana 

Via Giordano Bruno 

In precedenza questa strada era denominata “della dogana”, ma nel 1954 prese il nome di questo filosofo eretico, che rappresentò l’ispirazione del pensiero umano alla libertà contro il pregiudizio, perciò, anche se non era piacentino, è comprensibile che ci sia una via che porta il suo nome.  

Vicolo Buffalari 

E’ chiamata così perché un tempo vi si allogavano i bufali, usati per trascinare le barche.   

Via Gregorio X  

Questa via deve il nome al fatto di ospitare il palazzo dove nacque Teobaldo Visconti, l’unico piacentino giunto al vertice della chiesa romana. In precedenza aveva il nome di “strada della morte”, in quanto si dedicava al suffragio e alla sepoltura dei morti. 

Via delle Benedettine 

Il nome deriva dalla chiesa che sorge all’incrocio con via Buffalari, monumento poco conosciuto, ma ugualmente degno di nota, accanto al quale sorge il monastero costruito per le monache benedettine.  

Via Roma 

La denominazione è abbastanza recente e risale all’epoca fascista. Via Roma, insieme a via sant’Antonio e via Scalabrini, faceva parte dell’itinerario che percorrevano i pellegrini diretti a Roma, e da questo la via prende il nome.  

Via Santa Monica 

È un breve vicolo che unisce via Delle Benedettine e Montagnola, deve il proprio nome ad una chiesa ora demolita che si trovava in questa via. 

Vicolo Bettolino 

Deriva il proprio nome da un’antica e piccola osteria che vi si trovava un tempo.  

LE FONTI:

LE CASE DI RINGHIERA

Gli edifici residenziali con ballatoio sono comunemente conosciuti come “case di ringhiera”. Il ballatoio si presenta come un lungo balcone aperto sul quale si affacciano le porte d’ingresso di varie abitazioni 

In edilizia, il ballatoio è progettato e costruito come se fosse un corridoio aperto posto all’esterno rispetto alla facciata dell’edificio e la tecnica utilizzata è la stessa per i balconi. Oltre al piano di calpestio, si può distinguere il parapetto o ringhiera, le piantane o colonnine verticali, i frontalini. Negli edifici più antichi, in fondo al ballatoio vi era un bagno ad uso comune (quando avere il bagno in casa era un lusso). 

I ballatoi presenti nelle case di ringhiera sono un costante motivo di liti condominiali sia per la ripartizione delle spese di manutenzione sia all’uso improprio a danno di tutti. 

La funzione di una scala è quella di collegare i vari piani in senso verticale con una struttura composta da gradini e pianerottoli di collegamento fra le varie rampe, seguendo un percorso ininterrotto che termina al tetto dell’edificio 

Per motivi di sicurezza l’ingresso di un ballatoio può essere chiuso con una porta dai condomini che ne hanno l’uso e questo non impedirebbe l’utilizzo della scala, poiché si tratta di due strutture con funzioni diverse. 

L’attuale orientamento è quello che le funzioni di un ballatoio non sono assimilabili ad una scala bensì ad un balcone aggettante di conseguenza, le spese di manutenzione andrebbero ripartite fra i soli condomini che usano il ballatoio per poter entrare in casa salvo diversa convenzione scritta nel regolamento di condominio. 

Oggi le case di ringhiera hanno mantenuto i caratteristici ballatoi e cortili ciottolati, ma non sono le abitazioni spartane e rustiche di una volta: gli appartamenti sono ora forniti di bagni privati, ascensori (alcune), magari lavastoviglie, aria condizionata e le più moderne comodità. Fortunatamente non si è estinto, però, lo spirito che animava questi luoghi. Abitare in una casa ringhiera ha ancora la sua unicità. Nonostante la ridotta privacy rispetto al classico condominio, impagabile è l’atmosfera romantica che si gode nella sua corte. 

LE CASE DI RINGHIERA NEL QUARTIERE DI SANT’AGNESE 

Via della Ferma
Via Melchiorre Gioia
Via Angelo Genocchi
Via Giordano Bruno
Via Santa Monica

IL NOSTRO LICEO

IL LICEO GIOIA
Nel XVI secolo i P.P. Gesuiti aprirono un collegio piacentino presso la chiesa di San Pietro che, nel 1768, prese il nome di “Scuola di San Pietro”. Nel 1860 divenne il “Regio Liceo Melchiorre Gioia”. Nel 1874 l’istituto abbandonò i locali di San Pietro e si trasferì a Palazzo Anguissola. nel 1932 iniziarono i lavori per la costruzione dell’attuale sede, su progetto dell’architetto Mario Baciocchi. Il liceo tornò nella sua sede dopo essere stato invaso dalle truppe tedesche nel 1945, cambiando il nome in “Liceo Ginnasio Melchiorre Gioia”. Nel 1982 la scuola attivò le sezioni di liceo linguistico, e nel 1998 quelle di liceo scientifico. Con più di 1800 alunni, il Liceo Gioia è il primo istituto più frequentato della provincia di Piacenza.  
(foto dell’architetto Mario Baciocchi) 

MELCHIORRE GIOIA:  

Nacque a Piacenza il 19 gennaio 1767, e rimase orfano a 5 anni del padre e a 13 dalla madre, e andò quindi a vivere con lo zio materno Giovanni. Entrò nel 1784 al collegio Alberoni, da cui uscì solo nell’agosto del 1793. Durante i 9 anni trascorsi nel collegio compose 2 tragedie: il Caligola e il Tiberio. Uscito dal collegio, andò a vivere con il fratello Lodovico, e trovò lavoro come precettore in casa dei marchesi piacentini. Grazie a questo lavoro le sue idee politiche si rafforzarono, fino a portarlo a schierarsi con i sostenitori in Italia della causa democratica. Nel luglio del 1796 iniziò a collaborare con il milanese “Giornale degli amici della libertà e dell’uguaglianza”, dove pubblicò un notevole articolo in cui esortava i francesi ad adempiere alla promessa di liberazione dell’Italia 

 
L’EDIFICIO DAL PUNTO DI VISTA ARCHITETTONICO: 

L’architetto Mario Baciocchi iniziò a lavorare al progetto del Liceo Melchiorre Gioia nel 1933. La facciata verso Palazzo Farnese – situato di fronte – ha una zoccolatura inferiore in pietra grigia, mentre la parte superiore è realizzata con un rivestimento in cotto. Le finestre sono contornate in travertino chiaro. Molto caratteristica e innovativa è la zona dell’atrio d’ingresso, dove è presente una scala a chiocciola contenente fossili. Quest’ultima è anche diventata il simbolo del Liceo Gioia. La costruzione, terminata nel 1937, era di assoluta modernità e leggerezza, data dall’uso di grandi finestrature, lucernari e tagli verticali sui vani scala. Sono presenti 56 aule nella sede principale, 8 laboratori, inclusi: Cinema 3D, sala regia e sala prove di GioiaWebRadio. Nel seminterrato è presente una sala ovale, con una capienza di 100 persone, all’interno del quale si tengono le riunioni collegiali, le attività legate a progetti e incontri di formazione e le videoconferenze. Nel seminterrato è situata anche una biblioteca, provvista di: circa 8000 volumi disposti a scaffale aperto, 40 posti a sedere, postazione multimediale con circa 700 documenti audiovisivi e 200 documenti sonori, di spazio espositivo di libri antichi e pregiati (con circa 1000 documenti, fra cui alcuni del ‘500), e ufficio catalogo con postazione multimediale.  

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Tour del Liceo statale Melchiorre Gioia: https://tourmake.it/it/tour/38ced65a8bfd4a36afc0b67c0b528ed6?heading=123.94&pitch=32.97&zoom=0.38

I GESUITI

L’ex complesso dei Gesuiti merita una menzione, per la sua destinazione a futura sede di attività formative, l’acquisto da parte della Fondazione del complesso immobiliare di via Melchiorre Gioia, a Piacenza. Complesso che comprende una chiesa in via Melchiorre Gioia ed un convento (trasformato nel moderno edificio della Casa dello Studente) che si affaccia in via Gregorio X. Questo complesso immobiliare, dunque destinato ad ospitare varie attività didattiche e formative, è situato nella parte più antica del centro storico di Piacenza; ha subito dalla sua origine molteplici trasformazioni e restauri. La chiesa, ad un’unica navata coperta a botte, nell’Ottocento fu adibita a teatro e successivamente anche a magazzino, finché non passò ai religiosi della Compagnia di Gesù che diedero il via ad una complessa opera di restauro. Nel 1886 la chiesa fu di nuovo consacrata mentre i lavori proseguirono ancora per un paio d’anni e tra l’altro fu innalzato anche il campanile. Da allora i Gesuiti ampliarono e ammodernarono il complesso di via Melchiorre Gioia ma i lavori riguardarono, soprattutto, i locali dell’ex convento. La Casa dello Studente risulta invece edificata a seguito di una donazione risalente al 1959 da parte della allora Cassa di Risparmio di Piacenza a favore dei Padri Gesuiti, la quale provvide a costruire un fabbricato da destinarsi principalmente ad aule.

IL NOSTRO PRESIDE

Noi studenti della classe 1° linguistico D del liceo Melchiorre Gioia abbiamo intervistato il nostro preside, il prof. Mario Magnelli e gli abbiamo chiesto:   

Qual è il suo rapporto con il quartiere della scuola?  

“Purtroppo, non abitando nel quartiere non vi posso dire molto, anche perché passo la maggior parte del tempo all’intero dell’istituto. Vi posso dire però che è un quartiere vivace grazie alla posizione, in pieno centro, alla presenza delle scuole e di palazzo Farnese.”